Divari territoriali e territori di mezzo: perché ripensare i margini?
A cura di Labsus
Decenni di riforme istituzionali e logiche competitive hanno progressivamente indebolito molti territori marginalizzati, con la chiusura di servizi essenziali, la contrazione delle economie fondamentali e una crescente distanza dai processi decisionali. In molte aree interne e periferiche, la marginalizzazione economica si è intrecciata con una marginalizzazione democratica, alimentando sfiducia e consenso verso forme di voto anti-establishment. Nei territori più fragili, la mancanza di infrastrutture sociali limita autonomia economica, partecipazione pubblica e opportunità lavorative in modo particolare verso le donne, accelerando anche l’abbandono dei territori da parte delle giovani generazioni. Ripensare l'economia e servizi in chiave collaborativa a partire dai luoghi marginalizzati può essere efficace perché questi territori rendono evidente che nessun soggetto, da solo, è più in grado di affrontare la complessità contemporanea. È qui che la collaborazione tra istituzioni, comunità e attori sociali può diventare una leva per ricostruire fiducia, rafforzare coesione sociale e sperimentare modelli di sviluppo più inclusivi, democratici e radicati nei bisogni reali delle persone.
Apriranno le conversazioni:
- Rosanna Mazzia, Associazione Borghi autentici d’Italia
- Susanna Gardiol, GAL Escartons Valli Valdesi
- Jacopo Sforzi, Comunità intraprendenti Euricse
- Giovanni Mori, Italia Impossibile
- Maurizio Fabbri, Presidente dell’Assemblea Legislativa ER
- Debora Badiali, Sindaca di Budrio
moderano: Pasquale Bonasora, Labsus e Nico Cattapan, Convergenze APS
